Come si decide insieme?

Questa scheda offre una sintesi e un invito alla lettura della Parte III del Documento finale del Sinodo dei vescovi (nn. 79–80): «Gettate la rete» – La conversione dei processi.
È per i presbiteri e per i membri dei Consigli pastorali che partecipano ai processi di discernimento e decisione nelle parrocchie e nella diocesi.
Aiuta a comprendere come la Chiesa discerne, decide e verifica le sue scelte in vista della missione.

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1. Il discernimento ecclesiale per la missione

Il discernimento ecclesiale non è una tecnica organizzativa.

È una pratica spirituale vissuta nella fede e guidata dallo Spirito Santo.

È esercitato dal Popolo di Dio in vista della missione della Chiesa (n. 81).

Richiede preghiera, ascolto reciproco e libertà interiore.

Non è una contrapposizione di opinioni, ma una ricerca comune del bene della Chiesa (n. 82).

Cerca ciò che lo Spirito suggerisce alla Chiesa nel tempo presente (n. 83).

Passaggi fondamentali del discernimento ecclesiale (ad esempio di una riunione del Consiglio pastorale):

definizione chiara dell’oggetto del discernimento;

– disponibilità di informazioni adeguate;

– tempo per la preghiera e la preparazione personale e comunitaria;

ascolto reale e rispettoso di tutti;

ricerca del consenso più ampio possibile;

riconoscimento e formulazione del consenso da parte di chi presiede il processo (n. 84).

2. L’articolazione dei processi decisionali

Nella Chiesa sinodale tutta la comunità è coinvolta nella consultazione e nel discernimento (nn. 87–88).

La tradizione ecclesiale si esprime nella logica del «niente senza» (n. 88):

– niente senza il Vescovo;

– niente senza il Consiglio dei Presbiteri;

– niente senza il consenso del Popolo di Dio.

La corresponsabilità nel discernimento è differenziata, a seconda dei doni e dei carismi e procede per fasi (n. 89).

– Fase della elaborazione, con il contributo di tutti nel discernimento

– Fase della decisione, che spetta alla autorità competente

– Fase della attuazione

– Fase della verifica

L’autorità non si discosterà dal frutto della consultazione senza una ragione prevalente che deve essere espressa. L’autorità non è imposizione arbitraria (n. 91; cf can 127).

Consultazione e decisione non si oppongono, ma si articolano tra loro. Opportuna una revisione canonica di questa articolazione (n. 92).

L’ordinato svolgimento del processo decisionele:

– L’autorità definisce chiaramente l’oggetto della consultazione e fa in modo che tutti possano dire una opinione informata

– chi esprime il proprio parere deve essere sincero, rispettare la confidenzialità, essere chiaro

– una volta formulata la decisione, tutti sono tenuti a rispettarla (n. 93)

3. Trasparenza, rendiconto, valutazione

La decisione non conclude il processo ecclesiale: serve il rendiconto e la valutazione (n. 95).

La trasparenza è una condizione essenziale per la fiducia e la credibilità della Chiesa (nn. 96–97).

Rendere conto è una pratica evangelica radicata nella tradizione della Chiesa e riguarda tutti (n. 98).

La valutazione aiuta a verificare i frutti dell’azione pastorale e a migliorare la fedeltà alla missione (nn. 99–100).

Necessario garantire:

– l’effettivo funzionamento dei Consigli economici

– il coinvolgimento dei Fedeli nella programmazione

– la pubblicazione dei rendiconti economici

– la pubblicazione del rendiconto di missione

– procedure di valutazione periodica di tutti gli incarichi

4. Sinodalità e organismi di partecipazione

Gli organismi di partecipazione sono luoghi ordinari e obbligatori della sinodalità (nn. 103–104).

Devono esistere realmente e operare secondo uno stile autenticamente sinodale. La Conversazione nello Spirito è un importante riferimento (n. 105).

Il loro funzionamento richiede metodo, continuità, una composizione adeguata, il raccordo con gli altri Consigli locali e diocesani.

Si propone lo strumento delle Assemblee ecclesiali periodiche (nn. 106–107).

Il Sinodo diocesano è da valorizzare come strumento di consultazione del Popolo di Dio (n. 108).



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