Il Protiro della Cattedrale di Ferrara

Un annuncio di misericordia

Il protiro della Cattedrale di Ferrara è attribuito allo scultore Nicholaus, uno dei maggiori maestri della scultura romanica padana. L’opera è databile attorno alla metà del XII secolo (circa 1135-1150), in un periodo di grande fervore costruttivo e simbolico, quando la scultura monumentale aveva una funzione eminentemente catechetica.

Nicholaus lavora in un’epoca in cui la Chiesa sente il bisogno di “parlare” al popolo attraverso le immagini: il protiro diventa così una vera Bibbia scolpita, posta sulla soglia dell’edificio sacro, visibile a tutti.

Il grande tema: il Giudizio Universale

Il ciclo scultoreo del protiro è dominato dal Giudizio Universale, presentato non in modo astratto, ma come evento concreto e personale, che interpella direttamente il fedele prima ancora di entrare in chiesa.

Cristo giudice misericordioso

Al centro domina il Cristo in gloria, giudice ma anche salvatore. Non è un giudice crudele: il suo atteggiamento è solenne e autorevole, ma aperto alla misericordia. Egli è già in paradiso, segno che il giudizio si svolge alla luce della vittoria pasquale. Mostra le piaghe d’amore sul suo corpo risorto. Accanto a lui ci sono due angeli che reggono i segni della passione (lancia e chiodi, albero della croce). Maria (alla destra del giudice) e l’Evangelista Giovanni (alla sinistra del Giudice, ritratto nella età anziana in cui ha scritto il libro della Apocalisse) sono in ginocchio, adoranti.

Accanto a lui compaiono:

  • i 24 vegliardi dell’Apocalisse, simbolo del popolo di Dio nella sua totalità (Antico e Nuovo Testamento), i 6 gruppi di 4 sui lati obliqui.
  • gli angeli, mediatori tra cielo e terra, testimoni della giustizia divina. Alcuni stanno incoronando il Signore Re dell’universo

Gli angeli che suonano le trombe

Sotto la scena celeste, gli angeli trombettieri annunciano la fine dei tempi. Il loro suono richiama tutti alla resurrezione: nessuno è escluso dal giudizio, né i vivi né i morti.

I morti che risorgono

Le figure dei morti che escono dalle tombe sono tra le più potenti del ciclo: corpi nudi, fragili, colti nel momento del risveglio. È l’affermazione della resurrezione della carne, cardine della fede cristiana medievale. I morti si presentano al Giudice misericordioso che ha il libro della vita.

Il criterio del giudizio: la carità

Elemento centrale e profondamente evangelico è il giudizio sulla carità. Non vengono valutati il potere o il prestigio, ma le opere d’amore: ciò che è stato fatto – o non fatto – per il prossimo.

Questa scelta iconografica rivela una teologia molto concreta, vicina alla predicazione medievale: il destino eterno dipende dal modo in cui si è vissuta la relazione con gli altri.

Dio ha fatto la sua scelta: mostrare misericordia. La bilancia che è in mano ad uno degli angeli rimane sbilanciata dalla parte della salvezza anche se un diavoletto cerca di tirarla giù dalla parte della condanna

Due destini opposti

  • I giusti sono accompagnati alla destra del Risorto, dai santi verso il seno di Abramo, immagine biblica della comunione dei salvati, luogo di consolazione e di pace.
  • I peccatori, al contrario, sono trascinati alla sinistra del Risorto, verso il fuoco infernale, rappresentato in modo drammatico ma non compiaciuto: non è spettacolo della punizione, ma ammonimento.

Un messaggio sulla soglia

Collocare questo programma iconografico sul protiro, cioè sulla soglia della cattedrale, non è casuale: prima di entrare nello spazio liturgico, il fedele è chiamato a interrogarsi sulla propria vita. Il Giudizio non è solo futuro, ma già presente come responsabilità quotidiana.

Il protiro del Duomo di Ferrara si presenta così come una straordinaria sintesi di arte, fede e catechesi, capace ancora oggi di parlare con forza e profondità.



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