S. E. Mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
| Un cuore solo e un’anima sola La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto3e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno. |
1.La riflessione di stasera prende avvio dalla pagina degli Atti, che ha ispirato il cammino sinodale che come Chiese in Italia abbiamo vissuto negli ultimi tre anni. Il cammino è stato guidato da cinque temi (missione, comunicazione, formazione, corresponsabilità e strutture) che sono stati consegnati al discernimento delle Chiese in Italia nell’anno pastorale. Come si può vedere uno dei temi è la corresponsabilità, su cui decliniamo il percorso di questa sera, come stile e criterio di verifica delle strutture ecclesiali: ministeriali, organizzative, partecipative, materiali. Questo percorso si realizza attraverso «l’ascolto comunitario della Parola e la celebrazione dell’Eucaristia, la fraternità della comunione e la corresponsabilità e partecipazione di tutto il Popolo di Dio, ai suoi vari livelli e nella distinzione dei diversi ministeri e ruoli, alla sua vita e alla sua missione» (CTI, La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, n. 70). Un percorso che ha come sfondo sempre la missione, cioè l’annuncio del Vangelo e la costruzione di una comunità cristiana apostolica. La dinamica della corresponsabilità cioè vista a servizio della comune missione e non come modalità organizzativa di ripartizione di ruoli e poteri, attraversa tutti i livelli di vita della Chiesa.
2. La corresponsabilità al Concilio Vaticano II e nel Magistero
Il Concilio Vaticano II, nella Lumen Gentium, tratteggia una Chiesa di uomini e donne corresponsabili, nella ricchezza di carismi e ministeri diversi affinché «tutti concordemente cooperino, nella loro misura, al bene comune» (Lumen Gentium 30). Sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI hanno contribuito con il loro magistero a superare la visione di laici e laiche, consacrate e consacrati come semplici supplenti o delegati del clero, ponendo l’accento sulla loro vitale corresponsabilità alla missione della Chiesa. Ma è soprattutto in Evangelii Gaudium, l’esortazione di Papa Francesco che il legame tra missione e corresponsabilità di tutto il Popolo di Dio è messo in luce. Ogni battezzato, in quanto discepolo-missionario, è soggetto attivo di evangelizzazione (cf. Evangelii Gaudium 120) e pertanto «tutti siamo chiamati a crescere come evangelizzatori» e al tempo stesso «tutti dobbiamo lasciare che gli altri ci evangelizzino cos tantemente» (Evangelii Gaudium 121). La missione messianica, propria dell’intero Popolo di Dio, è dunque realizzata in differenti modi e con diversi compiti. Una Chiesa sinodale vive nell’orizzonte dell’esercizio di un’autentica corresponsabilità, perché insieme si risponde alla chiamata a servire il Regno di Dio nel mondo. Nessuna esclusione o marginalizzazione per ragioni di sesso, di appartenenza sociale, di provenienza è giustificabile (cf. Gaudium et Spes 29). Papa Leone, nel suo primo discorso programmatico ai cardinali, ha ripreso i punti fondamentali dell’Evangelli Gaudium, facendoli propri.
3. Battesimo a fondamento della corresponsabilità
La corresponsabilità ecclesiale è radicata nel dono battesimale e si realizza in un esercizio differenziato dei tria munera. L’assemblea eucaristica è il vero e proprio paradigma della responsabilità ecclesiale: uno presiede, ma tutti concelebrano; alcuni esercitano un servizio, ma tutti partecipano. La dinamica tutti – alcuni – uno (cf. Commissione Teologica Internazionale, La sinodalità nella vita e nella missione, 64) nella celebrazione dell’Eucaristia, non è solo un esempio, ma è la forza stessa del la dinamica ecclesiale, se è vero che “l’Eucaristia fa la Chiesa”. Corresponsabilità non è livellamento, ma obbedienza all’unico Signore, nella diversità dei doni di ciascuno. Proprio perché fondata sul medesimo Battesimo, la co responsabilità non coincide e non può essere ridotta e riferita alla sola ministerialità, all’assunzione di ruoli e compiti pubblicamente riconosciuti e affidati dalla Chiesa. Con l’espressione “Chiesa tutta ministeriale” – molto in uso negli anni ’70 – non si vuole infatti affermare che tutti debbano necessariamente assumere un ministero in senso proprio (ordinato, istituito, di fatto), ma esprimere l’auspicio che tutti mettano i carismi ricevuti a servizio della missione ecclesiale e che il corpo ecclesiale possa godere del contributo generoso di tutti e tutte.
4. Come esercitare la corresponsabilità da battezzati?
a) La Liturgia: non solo i ministeri
La costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium (7-10) ricorda il protagonismo di tutti i fedeli nell’assemblea celebrante. Occorre ridisegnare, anche attraverso il ripensamento del luogo ecclesiale della celebrazione, oltre che formare le persone a questo protagonismo di tutti, a una “partecipazione attiva” alle celebrazioni liturgiche. Guardando già solo ai sacramenti, a partire dall’Eucaristia possiamo farci la domanda su quali forme di nuova corresponsabilità nella preparazione e celebrazione dei sacramenti: la famiglia cristiana e il Battesimo del figlio, la comunità cristiana e i catecumeni, la preparazione dei bambini al sacramento della Riconciliazione; le forme di celebrazione eucaristica per i bambini o in alcune circostanze particolari; le esequie cristiane presiedute da un diacono; la benedizione della casa e della famiglia fatta dai genitori; la preparazione della celebrazione dell’unzione dei malati in diverse circostanze ( un bambino, un giovane); la preparazione al matrimonio e la sua celebrazione.
b) Corresponsabilità nella catechesi: il ruolo dei catechisti e di altri laici
Anche i ritmi dell’anno catechistico, pur tenendo conto dei ritmi delle fami glie e degli adulti, potrebbero essere plasmati sull’anno liturgico più che sull’anno scolastico, in modo da innervare nella liturgia le esperienze di fede. I momenti forti dell’anno liturgico offrono l’occasione per proporre cammini spirituali intrecciati alle dimensioni fondamentali della vita umana: ad esempio, speranza e attesa (Avvento), nascita e corporeità (Natale), sacrificio, sofferenza e dono di sé (Quaresima), rinascita, perdono, comunione (Pasqua e Pentecoste). I laici possono aiutare a non interrompere i cicli di catechesi, riducendoli solo alla preparazione ai sacramenti, ma a renderli presenti in ogni stagione della vita cristiana, anche per i giovani, gli adulti e le famiglie. Serve, a questo proposito, una revisione del cammino ai sacramenti e del percorso di iniziazione cristiana, che valorizzi le dimensioni della vita cristiana, la progressività della maturazione dell’atto di fede e che tenga conto delle radicali trasformazioni in cui sono coinvolte le nostre comunità; si può immaginare un cammino di fede in cui i sacramenti non appaiano il premio per qualcosa che si è imparato, ma siano tappe che ritmano e confermano un cammino di fede di cui si va facendo esperienza. Occorre dunque ripensare l’impostazione dei percorsi formativi e mettere a disposizione strumenti ben preparati, possibilmente su piattaforme digitali anziché su base cartacea, che lascino alle singole Chiese locali la possibilità di inserire proposte e percorsi specifici, che rispecchiano la spiritualità diocesana e il genius loci: per quanto riguarda, ad esempio, la catechesi con l’arte, i luoghi di spiritualità, le figure dei Santi, le buone pratiche di relazioni educative tutelanti.
Non possiamo trascurare il modello catecumenale, ma esserne tutti corresponsabili. Il modello catecumenale, che la Chiesa italiana ha fatto proprio nel percorso di iniziazione cristiana, diventa paradigma per la formazione in generale. Oggi molti adulti battezzati riscoprono una fede viva “ricominciando”, per qualche ragione, a frequentare le comunità cristiane. Si tratta ad esempio di fidanzati che si preparano al matrimonio sacramentale temendo lezioni cattedratiche e noiose e scoprono invece una visione aperta, climi accoglienti, non giudicanti, caldi e propositivi; oppure di genito ri, anche non praticanti, che domandano il Battesimo per i loro bimbi e incontrano, talvolta nelle case, i singoli o le coppie della parrocchia che li accompagnano; oppure ancora di genitori che vengono coinvolti a diversi livelli nelle tappe sacramentali dei fig li, organizzando per loro stessi qualche incontro e qualche festa; o di coppie “ferite” e “incomplete”, per le quali si aprono cammini di incontro con la parola di Dio e talvolta, dopo Amoris Laetitia, anche possibilità di ripresa della vita sacramentale
c) Corresponsabilità nella carità: diaconi, laici e consacrati
Molti laici impegnati nell’assistenza, in associazioni e nelle Caritas. Non dimenticare di legare carità e giustizia e di non schiacciare la carità sull’assistenza, sul dono di cose, senza relazioni. Dal volontariato alla partecipazione alla vita politica dei laici, come forma alta di carità. Ascoltare, osservare e discernere sono i tre verbi della corresponsabilità di laici e presbiteri nell’esercizio della carità, per fare uscire la carità dallo stagno dell’abitudine e della ripetizione di gesti.
d) Corresponsabilità nei Consigli pastorali e affari economici
Nel cammino sinodale è emersa chiara l’esigenza di rendere obbligatoria la costituzione dei Consigli pastorali ai diversi livelli, così come già lo sono i Consigli per gli affari economici – anche se talora faticano -, evitando che l’esortazione del Codice di diritto canonico (cf. can. 536) sia intesa come un semplice auspicio a discrezione del responsabile ultimo della comunità. Il rinnovamento delle forme partecipative e la riforma degli organismi di partecipazione in atto possono ricevere preziose indicazioni dalla prassi delle altre Chiese cristiane e da molteplici forme partecipative e di governo collegiale sperimentate da secoli nella vita monastica e religiosa, maschile e femminile. In questi organismi – costituiti da persone elette dalla comunità e scelte tra la comunità – è importante che nel dialogo e confronto franco e fraterno si arrivi alla maturazione del consenso ecclesiale, fino all’assunzione della decisione che compete ai Pastori (decision taking), nella prospettiva di una «corresponsabilità differenziata». Nei Consigli stessi potrebbe maturare la decisione che la legale rappresentanza del parroco può costituire un limite, perchè concentrare in una sola persona le responsabilità decisionali e gestionali può indurre un blocco nell’esercizio della corresponsabilità alla guida delle comunità. Da qui la decisione del parroco di condividere parte della legale rappresentanza con alcuni laici. C’è anche la possibilità di una maggiore e vera corresponsabilità dei laici nell’amministrazione dei beni della Chiesa ipotizzando, ad esempio, la nomina di un economo parrocchiale o di unità pastorale, possibilmente coadiuvato da un’équipe con competenze tecniche e trasversali, similmente a quanto avviene per l’economo diocesano (cf. CJC can. 494). È chiaro che tutto questo comporterebbe un investimento di alcune risorse, anche economiche, dedicate a questo fine.
e) I Consigli e i ‘lontani’
Nel cammino sinodale l’ascolto delle Chiese particolari ha fatto emergere come, nei processi di discernimento e negli Organismi di partecipazione, è particolarmente rilevante quale vera e propria risorsa per un cambiamento di mentalità, il contributo di coloro che si trovano “sulla soglia” dell’appartenenza alla comunità, di coloro che per lungo tempo sono stati lasciati ai margini della vita ecclesiale, o di coloro che si trovano in una condizione di vulnerabilità, fragilità e povertà. Per questo sarà molto utile prevedere l’inserimento negli Organismi di partecipazione (Consigli pastorali parrocchiali e di unità pastorale, zonali/decanali e diocesani) anche di persone che per la loro condizione personale, coniugale o sociale di marginalità finora sono state escluse da servizi «in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale» (cf. Amoris Laetitia 299), applicando così i criteri di autentica rappresentatività (cf. CJC can. 512 §2).
f) la corresponsabilità femminile
In ordine alla corresponsabilità nei tria munera e anche nei Consigli durante le assemblee è stato chiesto da molte Chiese locali di riflettere e intervenire sulla presenza e i ruoli del le donne nella Chiesa. La maggioranza di coloro che prendono parte e svolgono servizi nella vita comunitaria – specialmente nei campi della catechesi, della carità e nelle associazioni laicali – è formata da donne. Queste, però, sono presenti solo raramente nei contesti decisionali e il loro apporto di competenza è spesso sottostimato. Riconoscere adeguatamente l’apporto delle donne, anche in ruoli di leadership, non è il frutto di una rivendicazione di potere, ma l’adeguato sviluppo di una Chiesa giusta e autenticamente evangelica, quindi corresponsabile.
g) La corresponsabilità politica
Lumen Gentium 30 ci ricorda che tutti devono cooperare insieme al bene comune, che è al centro della vita degli uomini e della città. C’è una corresponsabilità politica, perché riguarda cristiani e non cristiani, nella ricerca della giustizia, da cittadini di questo mondo. Riprendendo la visione teologica del Vaticano II sul rapporto tra cultura e Vangelo (cf. Gaudium et Spes 44), sull’apporto dei laici (cf. Lumen Gentium 32), sulla denuncia di ogni forma di discriminazione (Gaudium et Spes 29) è possibile oggi costruire una visione di leadership ecclesiale innovativa, capace di dare spazio a dinamiche maggiormente comunicative e partecipative. Come ha scritto Papa Francesco: “Anche se si nota una maggiore partecipazione di molti ai ministeri lai cali, questo impegno non si riflette nella penetra zione dei valori cristiani nel mondo sociale, politico ed economico. Si limita molte volte a compiti intraecclesiali senza un reale impegno per l’applicazione del Vangelo alla trasformazione della società. La formazione dei laici e l’evangelizza zione delle categorie professionali e intellettuali rappresentano un’importante sfida pastorale (E.G.102).
4. Non spartizione di poteri, ma servizio all’unica missione
I doni o carismi nella comunità si specificheranno come ministeri riconosciuti (di fatto e istituiti), rispondendo alle indicazioni della Chiesa universale e locale. I ministeri – deve essere chiaro – sono a servizio non della conservazione, ma della missione della Chie sa: qualora la corresponsabilità ministeriale venga intesa come spartizione di spazi, ruoli e competenze propri dei ministri ordinati, o addirittura come servizio che si risolve solamente nella liturgia, il rischio del clericalismo, denunciato da alcune sintesi diocesane e già segnalato da Giovanni Paolo II (cf. Christifideles Laici 23) è quanto mai concreto anche per i laici, come ha sottolineato anche Papa Francesco (Evangelii Gaudium, 102). Ministeri come quelli del lettore o dell’accolito sono invece orientati a far crescere tra tutti i battezzati la consapevolezza della centralità della Parola e dell’Eucaristia
5. Corresponsabilità nella formazione
Ci sono temi di formazione permanente che possono vedere uniti presbiteri, consacrati e laici, perché chiamati insieme a una conoscenza e a uno stile di vita.
6. Corresponsabilità come prospettiva futura delle comunità
In conclusione la corresponsabilità è un esercizio a cui abituarci nell’oggi e per il futuro delle nostre comunità, che impegna tutti in una partecipazione attiva nella vita ecclesiale e nell’esercizio della ministerialità.


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